Leica Q (TYP116): molta sostanza e qualche colpo di genio

Da quel che leggo su vari siti di rumors, quest’anno Leica dovrebbe far uscire il successore della Q, dopo il tradizionale restyling Q-P. La TYP116 è uscita nel 2015 e sappiamo che quattro anni tecnologici sono un’eternità. Tuttavia le specifiche dell’attuale modello non risultano ancora datate. Leica da qualche tempo è tornata molto prolifica ed una Q2 commercialmente potrebbe rivelarsi una bomba dato il successo indiscusso del primo modello.

A questo punto è il caso di tirar le somme su Leica Q.

Dopo più di un anno di uso intenso, la Q è stato il solo ed unico strumento per tutti i miei progetti fotografici. In tutte le condizioni atmosferiche, umido e pioggia, sole e caldo, mai un’esitazione, mai un rallentamento, sempre pronta. Non è impermeabilizzata, chiariamo subito e forse dovrebbe. Ma è molto robusta e costruita perfettamente.
Unici accessori, oltre l’ottima tracolla Cooph e l’obbligatoria pellicola protettiva per lcd, tre batterie.

Viaggio in continuazione per lavoro, una fotocamera compatta per me è una vera manna dal cielo. Un corpo, una sola luminosa lente anche macro (17cm), niente polvere nel sensore, niente flash, poco peso, enorme praticità.

Che cos’è Leica Q

La Q è piuttosto compatta e molto robusta. Un nuovo tipo di sensazione rispetto ad una M, meno massiccia, appena più leggera di 20gr rispetto ad una M10. Trasportata in uno zaino, anche grazie alla custodia Artisan & Artists, non ingombra.

Riflettendo inizialmente riguardo ai materiali e alle soluzioni ergonomiche temevo che questa Q fosse posizionata da Leica più di un gradino sotto le M. Ora posso affermare che Leica ha creato un capolavoro.
Ha pensato una linea molto diversa da M, forse complementare, di sicuro alternativo ma comunque familiare. Di certo non soffre alcun complesso di inferiorità. Credo ci sia voluta una buona dose di coraggio da parte di questi tedeschi.

La fotocamera si è integrata talmente bene nel mio flusso lavorativo che dovrei affiancarla per uso complessivo ad altri due strumenti vitali per il mio lavoro come iPhone e MacBook Pro.

Specifiche

La Q ha un sensore CMOS “full-frame” (24 x 36 mm l’equivalente in grandezza di una pellicola 35MM) da 24.2 megapixel accoppiato ad un’ottica fissa, il 28MM Summilux con apertura f1.7.
Il 28MM è molto simile, quasi sovrapponibile all’angolo visivo di un iPhone. Una mossa intelligente a mio avviso. Hanno creato uno strumento familiare, con una focale utilizzata ormai da quasi tutto il mondo per comporre le foto.

La sensazione tra le mani è quella di una macchina tecnicamente perfetta e professionale. L’autofocus è molto reattivo, paragonabile a quello di una reflex di fascia medio-alta, un mirino elettronico impressionante, ISO utilizzabili anche oltre 10.000, processore veloce, sensore ultra definito ed interfaccia minimalista al solito.

Messa a fuoco — automatica e manuale

L’autofocus della Q è veloce e preciso. In ogni mia sessione scatto circa duecento foto, se andassi a contare le foto con soggetti non propriamente a fuoco non supererei il 2% del totale, anche in condizioni di luce critiche.

Nonostante questo autofocus preciso la Q ha anche una meravigliosa modalità di fuoco manuale. Primo colpo di genio.
Qui i progettisti di Leitz si sono superati, hanno creato una ghiera con appoggio per l’indice in stile obiettivo classico Leica. Qui hanno creato il vero ponte con la tradizione. Quando l’ho provata per la prima volta ho pensato che la Q fosse stata costruita per me. E deve essere una sensazione comune.

Questo anello ruota e sblocca la fotocamera in modalità manuale. Un movimento di per sè naturale, che quasi è un peccato utilizzarlo raramente dato che la modalità autofocus risulta praticamente infallibile. Vorrei usarla in manuale ancora di più.

Il mirino mostra lo zoom ed il focus peaking per creare una visione perfetta, ideale per rimanere discreti in ambienti poco luminosi in cui il piccolo fascio di luce del focus assistant risulti sgradito. In accoppiata con lo scatto elettronico si entra in una modalità praticamente invisibile stealth mode.

Il crop digitale

Odio ritagliare le mie foto se non per qualche aggiustamento di linee ed orizzonte.

La Q scatta a 28MM. Scatta in dng (standard Adobe utilizzato come formato raw Leica) sempre a 28MM.
Se 28MM risultasse troppo grandangolare e scomodo ci sarebbe un tasto che effettua il crop digitale a 35mm, ed anche a 50mm.
Significa che sacrificando qualche megapixel si può passare digitalmente da 28mm risoluzione piena fino a 35mm (15mpx) a 50mm (8mpx). Tutto questo solo in jpg.
Tutto ciò è davvero utile? Per me è la scoperta dell’acqua calda. Per molti è forse rassicurante. A me questa funzione ha lasciato completamente indifferente.
Lavoro per inquadrare al meglio ancor prima di scattare e preferisco poter contare su tutta la superficie del sensore.

Senz’altro ciò che ci si aspetta da Leica Q2 è un’accoppiata sensore e lente ancora più risolvente, in modo da poter contare su una maggior quantità di pixel da ritagliare e magari arrivare dignitosamente fino ad un’area corrispondente a 75mm. Chi lo sa..
Per come concepisco la fotografia questa possibilità la trovo inutile e forse dannosa.
Un’ottica fissa è un’opportunità creativa, non una limitazione.

Per Leica una necessaria operazione di marketing? Forse ma fornire uno strumento completo in ogni sua parte e senza compromessi evidenti è possibile solo con un’ottica fissa.
Ma in fondo ogni fotocamera è un compromesso no? Suvvia.
Nessuna compatta ad ottica fissa potrà e dovrà mai sostituire un intero corredo. Mi chiedo però se un intero corredo di ottiche costose e specialistiche serva davvero. A me no. Chiedetevelo seriamente prima di effettuare qualunque tipo di acquisto.

Qui la mossa geniale di Leica è stata mostrare questi crop in mirino come le classiche cornicette M. Rendere familiare un semplice ritaglio in fase di creazione jpg. Quasi gli si vuole bene a queste vecchie cornicette, magari se ci fosse una levetta anteriore stile M. Poi ci si ricorda che per questi tagli si possono fare in post-produzione.

I risultati

I file dng sono molto versatili, davvero. Si riesce a recuperare ombre e alte luci con gran facilità in maniera del tutto naturale. Camera Raw e Lightroom svolgono un lavoro perfetto, non si avverte necessità di soluzioni sw più adeguate.

Il recupero dettaglio è sbalorditivo, per stile e gusto non amo le esasperazioni, tantomeno in fase di post-produzione ma caspita quanto ci si può spingere!
Arrivare a tali livelli di lavorazione in post produzione non è da tutti. Leica Q te lo permette. Qui si nota l’indole eclettica, dalla foto casuale a quella pensata, sei coperto in ogni fase del processo.

Video

Userei piuttosto un iPhone X con la custodia caricabatteria e cavalletto. Ma non sono male, direi standard.

Autonomia e schede di memoria

Ho comprato tre batterie in aggiunta a quella in dotazione. Ho fatto male, ne bastava una in più e non sempre serve. Una batteria scatta circa 300 foto. In ogni condizione climatica oltretutto. É più per tranquillità, come portarsi una decina di schede sd, a proposito consiglio SD UHS-II. Una mente priva di preoccupazioni è la condizione necessaria per scattare foto.
Per la nuova Q2 mi aspetto ricarica Usb però.

Alti ISO

Scatto in modalità Auto ISO con massimo 10,000 ISO e otturatore impostato a minimo 1/120th di secondo. Si avrà mai davvero la necessità di 10,000 ISO? Siamo seri. Tecnicamente, la Q arriverebbe a 50,000 ISO. Mai utilizzati. Andare oltre i 6,400 ISO è già difficile ma non impossibile, ed amo fotografare con poca luce. A 6,400 ISO i file sono davvero usabili, oserei dire belli.

WiFi and Remote App

Venendo da Fujifilm, ed usandola tutt’ora quando capita, ho imparato a non fare affidamento sulla connettività telefono/fotocamera. L’app fuji è pessima. Consuma batteria ed è poco affidabile.
Beh da qualche tempo Leica ha lanciato negli store l’app Leica Fotos, interfaccia minimalista e veloce. Molto elegante. Bella la visione delle foto scattate, ottima la funzionalità di scatto remoto.

Un certo lag seppur mimimo c’è e credo che il wi-fi attivato influisca troppo nell’autonomia della batteria. La Q2 in bluetooth potrebbe rivelarsi molto interessante.

La lente

Finalmente la lente! La Q è una lente con un (bel) corpo attaccato. Ma è prima di tutto una lente. Una meravigliosa lente. Etimologicamente un appunto da fare a Leica è che denominare un’apertura f1.7 Summilux è piuttosto inappropriato. Non blasfemo, perché le caratteristiche (11 elementi in 9 gruppi, 3 asferici) e lo schema ottico sono da Summilux ma è una questione appunto etimologica. Summilux deve avere un’apertura f1.4. Proprio sul barilotto della lente ci sono tutti i comandi, ghiera dei diaframmi, passaggio fuoco/manuale. La ghiera dei diaframmi la trovo un pelo lenta, viceversa forse dura è la ghiera della messa a fuoco manuale. Ma sono dettagli.

Altra magia, sul retro della lente c’è un anello che ruotato va a immettere fisicamente la modalità macro. Cambiando magicamente anche la scala metrica sulla lente. Da mostrare agli amici.
La funzionalità macro la utilizzo spesso, e la trovo molto utile per i lavori food, bisogna ricordarsi di utilizzare una profondità di campo non troppo ridotta per risultati più naturali e utilizzabili professionalmente.

La resa cromatica del Summilux e la profondità di campo – anche a distanza, soprattutto a distanza – combinata con la messa a fuoco automatica quasi sempre accurata, contribuiscono a produrre scene cinematografiche, quasi sovrannaturali. Amo la qualità di queste immagini. É il famoso Leica look baby!

L’otturatore meccanico opera in modalità super silenziosa, e quello elettronico in modo completamente silenzioso, stealth mode. Impercettibile.
Non amo la modalità stealth, ho sempre necessità di avvertire un seppur minimo movimento di scatto.
Scattare alla massima apertura in pieno giorno con questo otturatore elettronico fino a 6,000s non solo è possibile ma ti permette di creare immagini rarefatte, tridimensionali, in poche parole affascinanti. Possibilità creative perlopiù impossibili su M.
Utilizzo sempre il paraluce che tutto sommato protegge bene dai flare e mai nessun filtro. La lente è perfetta di per sé.

Estetica e funzionalità

La Q è maneggevole. Essenziale e non manca nulla. Quasi mai ci si ritrova a navigare nei menù durante le fasi di scatto. A me capita solo quando devo formattare la scheda. E in questo caso sarebbe auspicabile una combinazione di tasti fisici allo scopo, sarebbe un sogno.
Senza alcuna impugnatura accessoria si riesce a tenerla in mano agevolmente per un’intera giornata.
Qui non saprei cosa dire, forse sono considerazioni soggettive, non ho una mano particolarmente grande, credo media.

Uso molto la tracolla come gancio da polso, quasi assicurata da un groviglio di nodi al polso. Mi da una certa sicurezza, magari è scomodo ma è sempre un accorgimento di sicurezza.

Veniamo al touch screen. Non ho mai utilizzato la funzionalità “punta il dito e scatta” via touch screen, qualche volta istintivamente scorro con il dito le foto scattate, non è un’esperienza esaltante però. C’è qualche lag, e lo zoom in è piuttosto frustrante. Questa cosa del touch screen non l’ho capita. Di sicuro miglioreranno, certamente c’è molto margine. Ma I tasti fisici sono così perfetti e sicuri che non trovo davvero un motivo valido.

Il tasto d’accensione della Q è piuttosto frustrante, capita che non riesco a muoverlo bene, capita che finisco in modalità scatto continuo, capita di non riuscire ad accenderla all’istante. Leica con il modello Q-P ne ha modificato il design, fortunati i possessori! A volte ho come l’impressione che il buon design anche in Leica venga travisato nella sua essenzialità. Bisogna essere troppo precisi per indovinare il movimento per la modalità S singolo scatto. Questa cosa mi manda fuori di testa. Anche l’antiquata X1 è superiore in questo aspetto. Ma hanno risolto e tant’è.

Conclusioni

Da un prodotto come questa Q ci si aspetta la perfezione costruttiva e di concept. Questa Q (TYP116) non si è rilevata perfetta. Qualche sbavatura c’è (tasto accensione e touchscreen primordiale).
Però ci sono davvero tante troppe caratteristiche e singoli dettagli che trovo molto più che perfetti… geniali. La funzione macro, la messa a fuoco manuale, l’ergonomia, nonché la perfezione della lente, e la resa cromatica, il mirino, il peso bilanciato. Aspetti davvero troppo importanti che eclissano le piccole imperfezioni del modello. É pura gioia utilizzare uno strumento così.

Il mercato delle punta e scatta è molto agguerrito, tanti marchi, modelli prestigiosi, continua evoluzione, e prezzi sempre concorrenziali. Un vero campo di battaglia.

Leica di tutto questo sembra importarsene relativamente. Questa Q è senz’altro molto calata nella contemporaneità per gli standard Leica, ma proprio gli unici aspetti che strizzano palesemente l’occhio al mercato sono quelli che mi hanno in parte deluso. Come non fosse nella natura quella di inseguire, la vera prerogativa di Leica è l’innovazione fuori dagli schemi. Prendere il proprio glorioso passato e portarlo nel futuro, fregandosene di quello che vuole il mercato nell’immediato. Creare oggetti fuori dal tempo, con caratteristiche uniche.
Facendo tesoro di quello che hanno realizzato in quasi un secolo di storia. Quando vanno su questa direzione sono imbattibili. Un vero faro. Il prezzo da pagare per noi mortali, è il posizionamento nel mercato. Che sfocia spesso nel lusso se non nel collezionismo.
Forse è l’unica via percorribile.

La Q è però una concreta testimonianza di voler intraprendere anche una strada più percorribile. C’è chi contesterà sempre la politica dei prezzi anche qui, ma basta soffermarsi sui dati tecnici e l’innovazione per arrivare a capire che 4mila euro per una Q sono una cifra sì importante ma tutto sommato giusta, forse conveniente (sic!).

Io la convenienza con Leica Q l’ho trovata quasi subito, mi ha permesso di liberarmi da parecchia zavorra, tecnica e mentale.

Un concentrato di tecnologia, sapere ed esperienza che ispira.

Sono consapevole che sarebbe stato un passaggio avrei intrapreso comunque e che non tutti possano apprezzare l’essenzialità ma la Q continua a rinnovare l’entusiasmo perchè è facile utilizzarla ed i risultati sono totalmente appaganti.

 

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