Ho avuto una fortuna nella vita, anzi due.

Come altre volte è capitato, mi sono lasciato travolgere dal susseguirsi di eventi anche quella mattina. Ci sono momenti della vita, da riconoscere immediatamente, nei quali è lecito allentare le briglie della coscienza, come quando ti giri a dorso in mare e ti abbandoni a galla, nel silenzio.
Era la mattina del mio compleanno e passa a prendermi lui, metro San Giovanni. Di corsa, in perenne disequilibrio psicotico anche in doppia fila. Tra narrazione sintomatica ed epica prostatica.
Film belli, Mostre imperdibili, Dischi da urlo, la solita Teoria. Rassicurante peraltro, ma più per noi.
Fin qui non pare una particolare fortuna, ma presto si sarebbe aperta una giornata straripante di memoria ed ispirazione.

Procediamo così per la Roma-Fiumicino. Lui mi fa notare quanto siano significativi i lampioni di quella tratta, che romantico. Alla darsena, un parcheggio mesto, qualche erbaccia, strada non perfetta. Insomma non l’accoglienza che t’aspetti. Smontiamo tutto e appare subito lui, in tutta la sua maestà. Un imperatore, un capo legione, un tribuno, un divo. Mi accoglie come se fossimo amici da una vita, per osmosi credo, ma da lì nasce un flusso naturale, ininterrotto, di storie, di tante parole significative, evocative. Gianfranco è questo, è sempre stato così, lo è tutt’ora.
Il surf, la spiaggia, i profumi di muschi bruciati, il sale e quella risolutezza dialettica che lo soccorre continuamente. Anche di fronte alle brutture ed ai maltrattamenti che il nostro (mare) subisce ogni santissimo giorno.

Pascucci la visione nitida, sia della cucina che del mondo attorno a lui popolato di persone che si sacrificano con cura e dedizione maniacale.

L’orto romano, i pesci di fondale, le riduzioni, la colatura, gli agrumi. La famiglia, sempre presente, ed un andirivieni di clienti affezionati e di passaggio. Sempre soddisfatti, stupiti ed innamorati di questo gigante della cucina di mare.