Un fachiro al cinema è il sale della terra

Sfuma su un bianco nero felliniano, spiaggia, fari.

Le 22 e 22, sabato sera. Nel traffico serale, fari spalancati e supera i limiti di velocità. Un trattore a mezzanotte ancora non me lo so spiegare. Mancano 8 minuti, per parcheggiare e fare i biglietti.
Nervosismo fuori controllo, la settimana prossima non lo danno più, lo tolgono. Non guardarmi come un povero nerd, tesoro non c’è torrent che tenga. Wenders in bianco e nero non si perde. In fila alla biglietteria.
E’ il più giovane dei due gestori che stacca i biglietti e chiedeva i soldi contati.
E’  lui che prende le caramelle, la televisione manda video, Cher oscilla le gambe seduta cavalcioni sopra un cannone di una nave da guerra circondata da marinai che si muovono al ritmo della musica.

Il film precedente, una commedia neoprogressista francese dai soliti toni esagerati, sfora l’orario. Organismo vivente, forse ectoplasmatico. Due coppie escono annuendo e trattenendo qualche risata, la solita uscita a quattro. Scommetto avranno mangiato in enoteca o winebar, certamente enoteca con aperitivi.

Prendiamo posto, aria chiusa e non condizionata. Odaraccio di piedi bolliti e pop corn stantii dei bimbomikia fast&furious. Cartine di goleador ovunque.
Parte la pellicola, che pellicola non è. Maledetto digitale sembra un mega streaming i colori sono spenti. E il bianco ipercromatico. Scappo a prender una coca, il film dura due ore e sono quasi le undici, a casa siamo abituati ad addormentarci in sincronia allo scadere dell’ora e mezzo di film, nessuna eccezione.

Mi stiro e rigiro lo spazio tra le file è stretto, e mi storco e contorco.
Ti guardo e non guardo più… mi sono perso il film, proprio in un cinema….

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